| Cento Anni di Storia |
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Domenica 24 novembre del 1901 “Regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e volontà della Nazione, Re d’Italia”, presso la sede dell’Istituto Agrario Umberto primo, sito nei locali della Cassa di Risparmio di Forlì, in Corso Vittorio Emanuele, dinanzi al notaio dott. Giuseppe Angeletti di Forlimpoli, dieci agricoltori, forlivesi costituirono la Società Anonima Cooperativa “ Consorzio Agrario Cooperativo di Forlì”; dando vita così ad un’azienda la cui lunga storia prosegue tuttora. Questi i loro nomi: I primi articoli dello statuto (approvato con regio decreto del Tribunale di Forlì il 30 dicembre 1901) recitavano testualmente: art. 2 “ scopo del Consorzio è la compra e vendita in conto dei consorziati di materie, prodotti, e quant’altro può interessare l’agricoltura . . . . ” ; Il prezzo di una azione fu fissato in £ 25. Il neo-costituito Consorzio Agrario Cooperativo, affondava , in realtà, le sue radici ben più lontano nel tempo. Contemporaneamente, o quasi, per opera di agricoltori dei rispettivi circondari, sorgevano il “Consorzio Agrario Cooperativo di Cesena” e la “Cooperativa Agricola di Rimini” , che successivamente prese il nome di “Consorzio Agrario Cooperativo di Rimini”. A distanza di 100 anni gli scopi statutari del ”Consorzio Agrario Interprovinciale di Forlì-Cesena e Rimini società cooperativa a responsabilità limitata”, ai sensi della Legge n° 410 del 28 ottobre 1999, (questa l’attuale denominazione) quantunque integrati, aggiornati, adeguati alle nuove realtà ed esigenze del mondo agricolo, non sono nello spirito cambiati. Nel 1926: il Consorzio Agrario di Forli’ rilevò la “Cooperativa di esportazione”e costituì una speciale “ sezione per la vendita della frutta dei soci ”, sezione che, oltre ad interessarsi della commercializzazione e dell’esportazione, si assunse il compito di indirizzare tecnicamente i produttori. In una pubblicazione del 1927 si legge infatti “… la Direzione del Consorzio Agrario . . . . ha sottoposto all’attenzione dei consorziati le seguenti osservazioni: vi sono troppe varietà di pesche, e molte di queste di scarso valore commerciale, . . .. . . occorre che gli agricoltori vengano eliminando al più presto le seguenti varietà (segue un lungo elenco) e diano la preferenza alle precoci Fior di Maggio e Bella di Roma, alle medie Carmen e Maddalena, alle tardive Buco Incavato ed Elberta . . . Con dieci o dodici varietà si può essere sui mercati senza interruzione e con prodotti che vengono richiesti e sufficientemente remunerati”. L’attività nel settore della commercializzazione ed esportazione della frutta per conto dei soci proseguirà ininterrottamente fino agli anni 60 ( quando fu lasciato il campo a cooperative più specifiche). Rileviamo infatti, dai documenti in nostro possesso: nel 1946, il ripristino del frigorifero di Cesena della “ sezione ortofrutticola”, fortemente danneggiato dalla guerra e, nel 1951, il suo ampliamento. Il quadriennio 1939-1942 fu foriero di avvenimenti determinanti dal punto di vista istituzionale. Con decreto ministeriale del 2 febbraio 1939, sulla scorta del Regio Decreto del 5 settembre 1938 n° 1539 sulla riforma dei consorzi agrari, il “Consorzio Agrario Cooperativo di Forlì”, diviene “Consorzio Agrario Provinciale per la provincia di Forlì”, Ente morale, sotto la vigilanza del Ministero dell’agricoltura e Foreste. In data 25 febbraio dello stesso anno, in ottemperanza al decreto legge del Ministro dell’agricoltura Rossoni, i Consorzi Agrari Cooperativi di Cesena e di Rimini vengono fusi con il Consorzio Agrario Provinciale per la provincia di Forlì”, dando vita così all’attuale assetto territoriale. Il Decreto Legge del 7 maggio 1948 aveva nel frattempo modificata la costituzione del Consorzio Agrario in “Consorzio Agrario Provinciale di Forlì, Soc. Cooperativa a responsabilità limitata”. Fra le attività del Consorzio Agrario, nel suo lungo percorso e sotto le sue varie successive denominazioni, oltre all’attività primaria di fornitura di materie utili all’agricoltura e di mezzi tecnici, lo stoccaggio e la commercializzazione dei cereali per conto di soci e clienti e la ricerca dell’innovazione tecnologica, patrimonio di conoscenze da trasmettersi ai produttori agricoli, hanno costituito in ogni periodo due costanti primarie. Rileviamo infatti, nel 1946, a potenziamento della propria capacità ricettiva, l’acquisto, dalla “società Silos Granari Riminesi”, di un complesso di sei magazzini granari siti in: Rimini, Coriano, Saludecio, Mondaino, Morciano, S.Giovanni in Marignano, per una capacità complessiva di 70.000 quintali., e, nel dicembre del 1952, l’incorporamento della Soc. Coop. A r. L., fondata nel 1932, ed in difficoltà, “Silos Granari di Cesena” con l’acquisizione dei beni immobili, l’assunzione di tutte le passività, e l’inserimento dei soci di questa cooperativa fra i soci del Consorzio agrario. Sul versante tecnico, limitatamente al periodo immediatamente post-bellico, documenti d’archivio riportano: nel 1948 l’assunzione in affitto dall’ECA di Forlì dei due poderi “Paolina” e “Mortella ” da destinarsi, in collaborazione con l’Ispettorato Agrario, alla sperimentazione; nel 1949 l’istituzione, in accordo con la Federconsorzi, del “Centro di lotta antiparassitaria”. Gli anni 50-60 furono anni di grande rinnovamento per l’agricoltura Italiana. Anche questa fase dell’evoluzione della nostra agricoltura vide il Consorzio, attraverso il suo “Ufficio Tecnico Agrario”, costantemente in prima fila quale elemento trainante, sotto la guida del coordinatore dottor Domenico Mattarelli, in collaborazione con gli Organismi Ufficiali, nella diffusione presso le aziende agrarie delle più avanzate acquisizioni tecniche. Fra il 1960 ed il 1965, al fine di contribuire alla salvaguardia dei redditi delle popolazioni rurali, fortemente compromessi dalla riconversione agricola che lasciava ben poco spazio alle colture tradizionali, il Consorzio Agrario di Forlì, primo fra tutti in provincia, sulla scorta di analoghe esperienze studiate dai suoi tecnici presso altre nazioni europee all’avanguardia nel settore, promosse e sostenne, anche economicamente, la diffusione dell’allevamento del pollo da carne presso le aziende agrarie. Come tutti i precursori, il Consorzio Agrario finì per pagare questa coraggiosa iniziativa. I tempi non ancora maturi per recepire soluzioni avanzate quali quelle proposte, ed una grave e perdurante crisi di mercato sopravvenuta nel frattempo, portarono al Consorzio perdite economiche, il cui effetto si prolungò per molti anni. Questa esperienza tuttavia aprì una strada che si rivelò fondamentale per lo sviluppo dell’avicoltura e per la sopravvivenza economica di numerose aziende agrarie. E’ opportuno a questo punto fare un salto nel tempo per analizzare l’ultimo decennio. · sede centrale e magazzini stoccaggio merci a Forlì, La situazione finanziaria presentava un indebitamento nei confronti del sistema bancario e della Federconsorzi, che operava nei confronti dei consorzi agrari come Ente di credito.
Il 3 dicembre 1992, prima dello scadere del termine concesso, in considerazione dei risultati ottenuti: risanamento della situazione debitoria, ristrutturazione della rete periferica, riorganizzazione aziendale, dimostrazione della vitalità dell’azienda e della fiducia del mondo imprenditoriale agricolo provinciale, mai venuta meno, il Tribunale di Forlì concesse al Consorzio Agrario il ritorno “ in bonis”. · Alienazione di alcuni immobili, non più strategici per la propria attività , siti principalmente all’interno di centri abitati per far fronte alla situazione debitoria. La ripresa, oltrechè dalle suddette misure immediate, fu supportata da un nuovo metodo di pianificazione dell’attività; e questa è storia di oggi. |



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Il Consorzio Agrario